La Celiachia

Nel 1944 William Karel Dicke, pediatra olandese, capì per la prima volta che i pazienti con disturbi come dolori addominali, stanchezza, diarrea, perdita di peso, anemia, avessero una sindrome legata specificamente all’assunzione di glutine.

Sebbene in precedenza il termine celiachia fosse stato già abbinato a un disturbo alimentare, definito anche nell’accezione di sindrome di malassorbimento o digestione incompleta, non si era riusciti a definire quale alimento portasse tale disfunzione.

Fu la carestia del grano che colpì l’Olanda nel 1945 a far notare un rilevante miglioramento nei pazienti in cura dal dottor Dickie, e a concedergli l’intuizione che fosse proprio il pane, dunque il grano, la causa scatenante della Celiachia.
Solo nel 1966, un gruppo di ricerca di Birmingham, Inghilterra, attraverso una biopsia intestinale, chiarisce in definitiva che la gliadina, proteina del glutine presente nel grano e nei cereali comuni sia la causa scatenante della Celiachia.

Oggi sappiamo inoltre che la Celiachia ha carattere ereditario, che è una patologia autoimmune dell’intestino tenue e possiamo diagnosticarla con le analisi del sangue e la biopsia intestinale. Ciò che è rimasto invariato purtroppo è la cura: l’unico modo per affrontare la patologia è seguire una dieta che escluda tutti gli alimenti contenenti glutine.

Ignorare tale terapia, oltre ad aggravare i sintomi sovra citati, conduce spesso al coinvolgimento di ulteriori patologie.